lunedì 13 febbraio 2017

Carnevale in Sardegna


SU "CARRASEGARE"
Su Carrasegare si svolge nel periodo che in base alla liturgia cristiana precede la quaresima.
Anticamente il Carnevale era un momento fondamentale e con chiare funzioni sociali nella vita delle società agro-pastorali. Le celebrazioni cominciavano con la festa per la fine dell'inverno, intorno a grandi fuochi si svolgevano feste primitive, si danzava, si mangiava e si assaggiava il vino nuovo. Nei tempi passati l'uscita delle prime maschere avveniva per l'Epifania, mentre ora “entrano in scena” il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate .



Nella Barbagia il sistema economico basato sulla pastorizia e l'agricoltura determina un particolare rapporto fra uomo-animale, villaggio-campagna. Il questo contesto la maschera rappresenta una sintesi della doppia natura umana e animalesca come possiamo riscontrare fra ISSOHADORES-MAMUTHONES a Mamoiada, BOES-MERDULES ad Ottana, e nei THURPOS a Orotelli.



Mamuthones

I Mamuthones indossano pelli di pecora nera sopra l'abito di velluto marrone, portano un pesante grappolo di campanacci di varie dimensioni legato dietro le spalle, alcune campanelle di bronzo davanti e, nel viso, una maschera grottesca realizzata in legno. Questi personaggi sono accompagnati dagli Issohadores, portatori di soha, una lunga fune ora fatta di giunco, ma che anticamente doveva essere realizzata in cuoio pesante. 
I Mamuthones generalmente in gruppi di dodici, si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiono un movimento obbligato poiché nel procedere devono scuotere allo stesso tempo tutti i campanacci, nell’avanzare danno dei colpi di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un’altra verso sinistra; a questo movimento in due tempi, eseguito in perfetta sincronia, corrisponde un unico squillo dei campanacci; ogni tanto tutti insieme fanno tre rapidi salti su se stessi, seguiti da tre squilli più alti di tutta la sonagliera. Al passo lento e cadenzato dei mamuthones corrispondono i movimenti agili degli Issohadores, in genere non più di otto; essi fanno vibrare nell'aria le proprie funi per catturare la donna o l'amico che hanno scelto tra la folla.










Boes e Merdules

I Boes e i Merdules sono le carattestiche maschere di Ottana, rappresentano in bue e il suo padrone. Riassumono ciò che era anticamente la vita di questo paese ai margini della Barbagia di Ollolai, quando possedere un giogo di buoi significava essere benestanti.
Sos Merdules (pastori-padroni) hanno maschere di legno dal volto umano con tratti contorti e grotteschi, nasi molto lunghi ed enormi bocche ghignanti. Indossano delle pelli di pecora nera, un bastone (su mazzoccu) che usano sia per sostenersi che per gestire sos Boes.
Sos Boes (buoi-animanli) indossano pelli di pecora bianca, una cinghia di campanacci a tracolla e sul viso una maschera con lunghe corna, decorata con motivi apotropaici che servivano per allontanare influenze maligne. Tra queste maschere è possibile vedere altri animali: cervi, mufloni, asini e maiali. I Boes procedono saltellanti e minacciosi fra i passanti, fanno versi animali e non parlano mai, mentre sos Merdules sono parlanti, mordaci e petulanti, cercano in tutti modi di domare “gli animali”.





Sa Filonzana

L’ultimo giorno di Carnevale compare sulla scena Sa Filonzana (la filatrice) che tiene in mano una rocca da cui pendono dei fili di lana, porta sul viso una maschera nera dall’aspetto minaccioso, un abbigliamento da vecchia vedova, una vistosa gobba sulle spalle. Sa Filonzana cammina tra la folla minacciando di tagliare il filo (rappresenta la vita) in segno di malaugurio per chi si rifiuta di offrirle da bere.

Sos Thurpos

Sos Thurpos (ciechi) sono le maschere tipiche del carnevale di Orotelli. Derivano dal connubio uomo-bestia, sono ciechi, cioè incapaci di ragionare essendo diventati sciocchi come le bestie. Vestono un cappotto di orbace nero (gabbanu), un cappuccio, gli scarponi e i gambali di cuoio, il viso è annerito dalla fuliggine e rimane nascosto dal cappuccio. Procedono appaiati come un giogo di buoi, muti o muggenti, con una fune legata in vita mediante la quale un terzo thurpu (il contadino) cerca di guidarli.
Procedono per le vie del paese con passi che imitano i movimenti dei buoi specificati da verbi e frasi del contadino ( marrare, murru bassu, muliare, a tira coa…). Similmente ai Boes di Ottana, si avventano improvvisamente sul pubblico catturando qualche conoscente costringendolo ad offrire da bere.





Nei paesi della Barbagia si possono rintracciare altri tipi di travestimento che richiamano il bue o altri animali, tradizione strettamente legata all’economia popolare. Per indicare tutto ciò in nuorese esiste un termine “ si imbovare” (imbovarsi) ossia identificarsi nell’animale più utile, quindi venerato e contemporaneamente immergersi nello stato di euforia e di delirio che lo stesso bove si creava.






Le suggestioni storico-culturali che evocano queste maschere sono numerose: alcuni studiosi le inseriscono nell'ambito del culto del bove, molto diffuso in Sardegna e nel Mediterraneo, documentato dall'età preistorica a quella romana, interpretandolo come la celebrazione dell'aggiogamento dell'animale, ma non esclude il carattere apotropaico (Termine riferito a oggetto, atto, animale o formula che allontana o annulla un’influenza maligna) del bucranio (Rappresentazione decorativa e simbolica del cranio di bue, in visione frontale). Il simbolo della protome bovina richiama alla mente le varie simbologie della fertilità e della fecondità che rimandano alle concezioni agrarie di morte-rinascita nel ciclo delle stagioni.

Sa Sartiglia

Un capitolo a parte merita SA SARTIGLIA di Oristano che pur facendo parte di antiche, ma più recenti tradizioni, si discosta totalmente dai riti fin qui descritti.

 


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